Siamo in presenza di un capitolo molto interessante, in cui viene aggiunto un altro, prezioso, tassello alla ricostruzione delle dinamiche che hanno condotto Aspros a complottare l'assassinio del Grande Sacerdote. Come avevo già sottolineato in precedenza, le psicologie dei due gemelli non sono rigidamente cristallizzate secondo le polarità Bene/Male ma, come si evince dalle parole che Asmita rivolge a Dephteros, si configurano dapprincipio come materia neutra e malleabile, tendenzialmente portate al bene e, tuttavia, non ancora del tutto definite. Lo scopo principale di Aspros, infatti, sembra essere quello di consegnare il proprio nome alla fama e alla Storia, contemporaneamente sottraendo anche suo fratello all'oblio di un'esistenza vissuta nell'isolamento e nell'anonimato: la difesa di Athena e del Grande Tempio sono piuttosto lo strumento che il Destino ha posto nelle sue mani per consentirgli di soddisfare la propria ambizione. D'altro canto, Dephteros non sembra essere dotato della stessa determinazione di Gemini e oppone una scarsa resistenza all' egocentrismo dilagante del fratello (tranne nella scena in cui tenta di fermarlo
in extremis all'Altura delle Stelle) che lo ha indotto a cadere vittima della gelosia, dell'invidia, dell'istinto omicida, accecandolo al punto tale da spingerlo a sacrificare Dephteros per sottrarsi agli effetti del
miasma che, inevitabilmente, sarebbe seguito alla profanazione del Santuario di Athena. L'immobilismo, l'ignavia, la passività che hanno ridotto Dephteros, chiuso nella disperazione della solitudine, ad una marionetta la cui volontà diviene preda facile dei poteri mentali propri di Gemini, sono i peccati di cui Asmita ritiene che egli si sia macchiato. Come ha sottolineato giustamente e in maniera pertinente Aiacos, Virgo, in perfetta continuità con il personaggio che abbiamo incontrato nei primi capitoli del manga, è fautore di una ricerca della verità libera dai vincoli imposti da qualsiasi gerarchia e, pertanto, più critica, ispirata com'è ad un criterio di giustizia refrattario a risparmiare anche eventuali vittime dalla parte di responsabilità che esse pur sempre detengono nella determinazione del proprio destino. Per riscattarsi dalla sua condizione di peccatore Dephteros dovrà trovare il coraggio di essere sè stesso, senza più gravitare nell'orbita oscura di Aspros e scegliere con fermezza quale strada intraprendere: tuttavia l'affermazione della propria identità richiede il pagamento di un prezzo di sangue che lo contamina ulteriormente e, anzichè sottrarlo all'isolamento, lo trasforma in un
pharmakòs, un essere dalla natura liminare e sfuggente, catalizzatore di tutte le energie negative e, pertanto, da ostracizzare: è questo, a mio avviso, il senso dell'esilio cui Dephteros viene condannato. Il flashback mi sembra davvero ben costruito e, pur sfruttando della materia prima abbondantemente conosciuta, ha il suo punto di forza nell'abilità con cui l'autrice sa spesso giocare con le sfumature di significato. Capitolo promosso a pieni voti.